Produzione in giudizio di conversazioni con l’AI con valenza probatoria

Tra i casi di utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale nel processo, è stato oggetto di una recente decisione del Tribunale di Ferrara del 20.2.2026 quello della produzione in giudizio di una conversazione con l’IA con il fine di attribuirvi valenza probatoria.

Nel caso esaminato dal Tribunale, il difensore del ricorrente produceva in giudizio un documento chiamato “conversazione con ChatGPT”, contenente la risposta che l’intelligenza artificiale aveva dato alla domanda posta dall’avvocato.

Per i giudici, un documento del genere non è qualificabile come prova, neanche atipica, perché priva di qualsivoglia utilità.

In particolare, nel documento non era riprodotto il quesito proposto al chatbot e non erano neppure stati verificati i riferimenti giurisprudenziali riportati, che infatti risultavano non pertinenti.

Ancora, il Tribunale di Mantova 24.3.2026 e il Tribunale di Verona 10.2.2026 hanno deciso due casi in cui gli atti delle parti riportavano, senza alcuna verifica, i risultati di ricerche fatte con l’IA.

Entrambe le decisioni hanno sanzionato il professionista con la condanna alle spese a titolo di responsabilità aggravata.